"I had the pleasure of meeting Massimo in Rome, 2012, and later, when he stayed and worked as my assistant in my studio in Norway. He is technically very skilled and competent on the methods of the Old Masters. As an interlocutor he had philosophical abilities, something for which someone or rather everyone should envy him. I will never be able to praise him enough for his love for humanistic culture."

 

Odd Nerdrum

“Tizzano ha scelto la strada giusta”

(Stralci dal discorso di inaugurazione della mostra “Solo l’Eternità” tenuto da Vittorio Sgarbi, Palazzo della Corgna, Città della Pieve, 2016)

“Tizzano è un pittore che dimostra una grande versatilità e interesse per la storia della pittura. Un pittore contemporaneo non può non conoscere la pittura antica: in questo Tizzano va lodato, perché la gran parte degli artisti contemporanei non sanno niente, sono ignoranti, non sanno niente! Il passato ha, invece, dei grandi fenomeni artistici che sono fatti di repliche e di riproduzioni: l’arte romana è una copia dell’arte greca, il neoclassico è una copia del mondo antico: neo-classico appunto. Il Rinascimento è la ri-nascita di qualcosa che c’era già stato. Quindi gran parte degli autori del passato hanno sempre guardato a degli altri che li avevano preceduti: i manieristi erano quelli che facevano la “maniera” di Raffaello e di Michelangelo. Ne consegue che in ogni grande artista c’è un patrimonio di conoscenza che ha bisogno del passato per andare verso il futuro.

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Normalmente un museo diventa tale perché contiene opere belle: ci si reca agli Uffizi non solo perché li ha fatti Vasari, ma perché sono pieni di capolavori. Quando invece vi recate in un museo di arte contemporanea, voi fate un atto di fede: quello che vi è dentro, che sia un ritratto di Marilyn o della Coca Cola, quello che ha fatto Andy Warhol, credete che sia un’opera d’arte perché c’è un museo che la ospita. Questa posizione, così radicalmente antagonista, ha determinato nel giovane Tizzano certe riflessioni, lui ha giustamente pensato che prima di essere un pittore contemporaneo, occorreva essere un pittore antico, doveva essere in grado di conoscere i segreti dei pittori antichi. Ha scelto di correre il rischio di essere indicato come un copista, un ripetitore di cose già fatte; ma questo problema non se lo sono di certo posto i romani e neanche i neoclassici: quando Canova faceva una scultura bella come Fidia, non si poneva il problema che fosse qualcosa che era stato già fatto, si poneva il problema che fosse fatta bene!

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Tizzano non ha preso certo la via di Morandi che di sè diceva di avere vissuto al cinque per cento, dipingendo temi assai minimalisti, soggetti molto poveri: Tizzano tende a dipingere la figura umana. Nell’antichità e fino a metà ottocento la più importante pittura era quella di soggetto storico, mitologico, religioso, mentre la natura morta e le vedute erano pitture di secondo piano, “di genere”, come si diceva. Tizzano tende invece a scegliere la pittura alta: ritratti, storie, rivisitazioni di miti e soggetti religiosi, come dimostra ad esempio con il dipinto “Il dubbio”. La scelta che ha poi fatto copiando autori come Guido Cagnacci, è la scelta della figura umana nella sua massima espressione, cioè quella del corpo femminile.

 

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Partendo da questi prototipi, Tizzano crea immagini nuove, così come hanno fatto grandissimi pittori del nostro tempo: penso a un pittore americano che si chiamava Wieth, penso a Balthus, che è riuscito a raccontare una intimità erotica in soggetti quotidiani, in cui però è presente tutta la lezio- ne di Piero della Francesca e della grande pittura italiana.

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Di Tizzano ho ammirato le copie di Perugino, quelle di Antonello da Messina, Caravaggio, Rembrandt, Vermeer, Leonardo e di altri maestri che egli ha studiato cercando di capire cosa c’è non solo nel loro mestiere, ma nella loro anima. Questo rappresenta una grande, rara umiltà di guardare alla storia. Ora egli si è proiettato verso soggetti totalmente originali con le capacità di un pittore antico, cimentandosi nell’impresa che non sempre però riuscì ad esempio al Pictor Optimus Giorgio de Chirico, il quale mentre Burri e Fontana facevano stracci e tagli, continuava a dipingere la figura umana, la figura femminile, guardato talvolta anche con ironia, ma rimanendo un grande pittore dei primi tre decenni del ‘900, come anche nelle opere successive. Visse in tempo per cercare di sfottere l’avanguardia, ma non riuscendo poi ad affermarsi con la forza con cui riuscì invece Burri che scelse di uscire completamente dalla tradizione pittorica italiana classica.

 

Ci ritorna invece dentro Tizzano e con i risultati che qui vediamo. Egli ha scelto un mare molto periglioso, una via difficile: ho per questo pensato di riconoscergli l’impegno e il merito di chi non vuole dimenticare la più grande storia della bellezza che sia mai stata concepita dall’uomo, che è quella dell’arte italiana: da Giotto a Canova noi non abbiamo espresso altro che meraviglie che tutto il mondo riconosce. Noi siamo un grande paese grazie ai nostri grandi artisti; se voi andate in Cina, a New York, in Giappone, troverete i grandi artisti italiani; se loro li guardano oggi, è strano che un pittore di oggi non li guardi. Quindi Tizzano ha scelto la strada giusta rispetto all’umiltà di confrontarsi con essi. Questo credo debba essergli prima di tutto riconosciuto: è per questo che sono qui oggi a testimoniare per lui.” 

Vittorio Sgarbi

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